La tossicologia occupazionale è la branca della tossicologia che ha come scopo l’analisi, la diagnosi e la prevenzione delle malattie dovute a rischi chimici e biologici nei luoghi di lavoro.
A proposito di questo tema, il sequel di Enola Holmes, appena uscito sulla piattaforma di streaming Netflix, porta sugli schermi anche una storia vera.

Si tratta delle vicende di Sarah Chapman e degli scioperi indetti dalle donne che producevano fiammiferi, quotidianamente esposte a dosi massicce di fosforo senza l’utilizzo di adeguati dispositivi di protezione.

Il fosforo
Il fosforo è un elemento della tavola periodica che ha come numero atomico 15 e come simbolo la lettera P per Phosphorus.
Appartiene al gruppo dell’azoto, è un non-metallo ed è un elemento molto importante per gli organismi viventi. Lo ritroviamo, ad esempio, nei nucleotidi e nei fosfolipidi, i costituenti delle membrane cellulari. Nell’ambiente, però, non si trova mai in forma libera poiché presenta una elevata reattività con l’ossigeno.
Quando questi due elementi entrano in contatto, viene emessa la luminescenza che ha dato origine al nome dell’elemento. Phosphorus, infatti, deriva dal greco phosphóros, cioè “portatore di luce”. Si trova, però, in tre forme allotropiche, tra cui il fosforo bianco.
Il fosforo bianco
Nel film si fa riferimento più volte al fatto che, come alibi, si raccontava che le donne che lavoravano nella fabbrica di fiammiferi, le “match girls”, perdessero la vita a causa del tifo. In realtà il vero motivo era l’esposizione occupazionale, prolungata e continuativa, al fosforo bianco utilizzato nelle fasi di produzione dei fiammiferi. Le match girls erano costrette a trascorrere ore ed ore davanti a delle grandi vasche piene di questo composto. Inoltre, toccandolo con le mani, contaminavano il cibo, assumendolo quindi anche per via orale.
Il fosforo bianco veniva aggiunto alla miscela che costituiva la punta infiammabile dei fiammiferi poiché riusciva a coprire l’odore sgradevole della miscela precedentemente ideata. Solo qualche anno dopo si sostituì il fosforo bianco con il fosforo rosso, più sicuro sia dal punto di vista della tossicità, sia poiché per l’innesco era necessaria la volontà dell’utilizzatore che doveva sfregare la punta del fiammifero su una superficie particolare in dotazione con la scatolina.
La tossicità del fosforo bianco
Il fosforo bianco ha un’elevata tossicità poiché, a contatto con l’ossigeno presente nell’aria, produce anidride fosforica e calore:
- L’anidride fosforica reagisce violentemente con composti contenenti acqua e li disidrata producendo acido fosforico;
- Il calore sviluppato da questa reazione brucia la parte restante del tessuto molle con distruzione completa del tessuto organico.
Tra gli altri effetti avversi, l’esposizione al fosforo bianco portò anche allo sviluppo della cosiddetta phossy jaw, la necrosi fosforica delle ossa mascellari. Questa patologia fu definita per la prima volta nel 1839 da Lorinser, professore presso l’Università di Vienna, come una “malattia delle ossa mascellari che colpisce gli operai che per necessità di lavoro hanno contatto con il fosforo, in primo luogo i fiammiferai”. La malattia fu diagnosticata per la prima volta su una lavoratrice in una fabbrica di fiammiferi che era stata esposta ai vapori di fosforo per oltre cinque anni.
Fonti principali:
- Enciclopedia Britannica, https://www.britannica.com/science/white-phosphorus
- PubChem, https://pubchem.ncbi.nlm.nih.gov/compound/phosphorus
- Enciclopedia Treccani, https://www.treccani.it/enciclopedia/fiammiferi_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
- Myers, M. L; McGlothlin, J. D (1996). “Matchmakers’ “phossy jaw” eradicated”. American Industrial Hygiene Association Journal. 57 (4): 330–2. PMID 8901233